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 San Domenico Prosa


Teatro San Domenico di Crema - Prosa
Stagione di Prosa 2007/2008

E' TEMPO DI MIRACOLI E CANZONI
Venerdì 16 novembre 2007, ore 21.00
di Giovanni Veronesi e Rocco Papaleo

con Alessandro Haber e Rocco Papaleo

Musiche eseguite dal vivo da:
Sasà Flauto, Giovanna Famulari, Gianluca Mirra, Carlos Sarmento e Luigi Sigillo

Regia di Giovanni Veronesi

Prevendita dal 12/11/07

Immagine spettacolo

Immagine spettacoloL'amore per la musica unisce i due attori Haber-Papaleo in questo spettacolo-concerto scritto dallo stesso Papaleo insieme a Giovanni Veronesi.
La voce ruvida e profonda di Haber si unisce alla comicità intelligente di Papaleo per guidare all'interno della loro memoria musicale e della loro storia personale. Modulando, nella loro personalissima maniera, la passione e la competenza musicale con la fantasia del teatro e l'urgenza dell'arte, i due coniugano la carica dell'attore con l'intraprendenza dell'intrattenitore, ora cantando, ora gridando e strillando tutta la loro energia creativa.

Uno spettacolo inedito, animato da due protagonisti d’eccezione e da un regista come Giovanni Veronesi, reduce dai successi di Manuale d’amore 1 e 2, per la prima volta impegnato in ambito teatrale. Musica e parole suggellano l’incontro di due attori di cinema e teatro amati dal pubblico e dalla critica, che sono anche due cantautori di talento: Alessandro Haber, al suo terzo disco, e Rocco Papaleo, vincitore della scorsa edizione del Festival Gaber, portano in scena una summa dei tanti e riusciti esperimenti musical-teatrali di anni di lavoro insieme, lasciandosi guidare da un percorso musicale che è un viaggio all’interno della loro memoria, della loro storia, della loro carriera.
Scritto dallo stesso Papaleo in collaborazione con Giovanni Veronesi, lo show vede i due “cantattori” accompagnati da un gruppo di pregiati musicisti, per chiacchierare, strillare, raccontare, emozionare ed emozionarsi. Haber duetterà con la band nei classici della canzone d’autore, fatti suoi attraverso originali arrangiamenti. Papaleo lo accompagnerà con le sue composizioni originali cariche d’ironia e alcuni inediti.


L'UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU'
Venerdì 23 Novembre 2007, ore 21.00
di Luigi Pirandello

con Leo Gullotta, Carlo Valli, Antonella Attili, Gianni Giuliano, Silvana Bosi, Bruno Conti, Valentina Gristina, Federico Mancini, Armando Pizzuti, Gianni Verdesca.

Scene e costumi di Luigi Perego
Musiche di Germano Mazzochetti
Luci di Gigi Saccomandi
Regia di Fabio Grossi

Prevendita dal 19/11/07

Immagine spettacolo
L’onestà intaccata dalla mistificazione, la virtù unita all’artificio, l’etica ridotta a istrionica contraffazione, a una morale posticcia: L’uomo, la bestia e la virtù, che Luigi Pirandello propose per la prima volta sulle scene nel 1919, è uno spettacolo in grado di mostrare i quotidiani comportamenti che alterano e nascondono pulsioni, umori, scelte.
Un testo che fa riflettere sulle ipocrisie umane ma che è pieno di battute, di momenti felici in grado di far divertire il pubblico, operazione che riesce al meglio a Leo Gullotta che può contare su un ritmo in grado di travolgere lo spettatore.

Immagine spettacoloAttore di lungo corso sia nella prosa più impegnata che in quella brillante, al Bagaglino, protagonista di numerosi film di De Sica, Pingitore e altri registi di fama, Gullotta approda per la prima volta a Crema con questo spettacolo firmato da Fabio Grossi che ne esalta anche la sicilianità, non dialettale, e il linguaggio pirandelliano. Con il suo inconfondibile senso dell’humor e con la sua classe cristallina Leo Gullotta, dimostra in questo caso, di essere duttile, versatile e poliedrico come pochi altri attori della scena italiana.
Paolino (Leo Gullotta) mite e stimato classicista vive segretamente una relazione con la signora Perella, sposata a un fedifrago e iroso capitano di nave. Messala in cinta Paolino cerca di evitare lo scandalo e la pubblica riprovazione inducendo l’uomo, restio a dormire con la moglie e, quindi, a compiere i propri doveri coniugali, a condividere il talamo nuziale nell’unica notte che trascorre a casa al ritorno da un lungo viaggio, previa somministrazione di afrodisiaco, per potergli attribuire la paternità del nascituro.
Lo spettacolo sottolinea i meccanismi della pochade e insinua l’amarezza del conflitto tra apparenza e sostanza: essere e agire rispondono a una duplicità irriducibile. Pietà, erotismo, riverenza, blando cinismo confluiscono alla perfezione nel personaggio di Paolino che sulla scena si muove con semplicità relazionandosi direttamente con il pubblico, con il quale, a tratti, sembra colloquiare.


PRIMA PAGINA
Sabato 1 dicembre 2007, ore 21.00
di Ben Hecht e Charles Mac Arthur

con Gianmarco Tognazzi, Bruno Armando, Roberto Tesconi, Mimmo Mignemi

Scene di Alessandro Chiti
Costumi di Maria Rosaria Donadio
Musiche di Giacomo Zumpano
Adattamento di Edoardo Erba
Regia di Francesco Tavassi

Prevendita dal 27/11/07

Immagine spettacolo
Immagine spettacoloIl mestiere del giornalismo; avvolto da un'aurea di fascino che lo porta ad essere amato, ad essere considerato il quarto potere. Ma allo stesso tempo il giornalismo accusato spesso di cinismo, tanto da essere bistrattato. Lo scoop e l'anteprima; obiettivi, questi, che potrebbero essere anteposti a qualsiasi morale.
La doppia faccia di una medaglia, la stessa che viene portata in scena con calda partecipazione da Gianmarco Tognazzi e Bruno Armando, protagonisti di "Prima pagina", la commedia dal sapore grottesco di Ben Hecht e Charles Mac Arthur.

Siamo nella Chicago, anno 1929. Il reporter Hildy Johnson intende sposarsi e lasciare la vita del cronista per quella del pubblicitario. Burns, il suo direttore, cerca di trattenerlo affidandogli la cronaca scottante di una probabile condanna a morte, quella dell'anarco-marxista Earl Williams, condannato con la falsa accusa di omicidio. Ma il condannato fugge e casca in braccio proprio a Johnson, che riprende immediatamente il suo posto di sensazionale informatore della pubblica opinione.
Battute folgoranti ed una riflessione sui delicati rapporti che generano l'informazione sono i contenuti di questo spettacolo che, se all'apparenza può essere considerato una commedia leggera, una divertente indagine sul mondo della stampa, sull'orgoglio e la vanità di una categoria spesso disposta a tutto pur di uscire in edizione straordinaria, a ben vedere è pervasa di un amaro e sottile senso dell'umorismo che analizza pregi e difetti di tutta una classe sociale americana, portando alla luce una coraggiosa denuncia dei limiti del diritto di cronaca e dell'assurdità della pena di morte, del degrado dell'autorità e del potere coercitivo dell'informazione.
La forza dell'impianto sta proprio nella lucida alternanza di situazioni assolutamente comiche con altre ferocemente realistiche. La spietata e movimentata caccia all'uomo, condotta non in nome di un ideale di giustizia ma da una semplice soddisfazione di bassi e meschini interessi, alla fine della commedia, danno all'atteggiamento dei protagonisti un carattere di grottesca sproporzione in cui, al di sopra della risata, affiora un gelido, tremendo giudizio.


MISS UNIVERSO
Giovedì 10 Gennaio 2008, ore 21.00
di Monica Guerritore

con Angela Finocchiaro

Scritto da Walter Fontana
Regia di Cristina Pezzoli

Prevendita dal 07/01/08

Immagine spettacolo
In Miss Universo - ritratto (molto mosso) di una donna, oggi - scritto da Walter Fontana e diretto da Cristina Pezzoli - Angela è Laura, una donna divisa in due. Tanto incerta, abitudinaria e arrendevole all’esterno quanto aggressiva, rabbiosa e violenta dentro – e contro – di sé.
Un giorno il tran tran quotidiano di Laura si spezza e la normale attesa nello studio di un medico si trasforma in una sorprendente avventura dove Laura affronta il ricordo di una nonna sadica per eccesso di bontà, un dermatologo non troppo intelligente e forse innamorato, idraulici ossessionanti, un antennista che parla con Dio, e altre divinità inaspettate, fino a una spiazzante resa dei conti con se stessa.
Miss Universo riflette con sguardo beffardo sulla quieta nevrosi di una donna qualunque, in un esilarante gioco di scatole cinesi.
Visionaria, vulnerabile, travolgente, Angela Finocchiaro si moltiplica all’infinito nel disegnare il profilo di una donna e dei suoi mondi possibili.

Dopo il trionfo cinematografico ottenuto con “La bestia nel cuore” di Cristina Comencini (Nastro d’argento 2006, Premio David di Donatello 2006 e Ciak d’oro 2006 come migliore attrice non protagonista; Premio Wella Cinema Donna alla 62^ Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia; Premio Queen of Comedy Award 2006), Angela Finocchiaro torna in teatro con il suo nuovo spettacolo: Miss Universo.
Il testo dello spettacolo è stato scritto da Walter Fontana, scrittore, sceneggiatore e autore televisivo, collaboratore di Aldo Giovanni e Giacomo, Claudio Bisio e della Gialappa’s Band.
La regia porta la firma di Cristina Pezzoli già regista per Benneide, il fortunato spettacolo teatrale di Angela Finocchiaro in scena dal 2001 al 2004.

E se una volesse prendere la mongolfiera e fare il giro del mondo?
Ma è pericoloso!è meglio stare a casa..
NO! È meglio provare l’ebbrezza che farsi mangiare dal pessimismo e dall’insicurezza!


MARGARITA E IL GALLO
Giovedì 17 gennaio 2008, ore 21.00
di Edoardo Erba

con Maria Amelia Monti, Gianfelice Imparato, Franco Barbero, Francesco Meoni e Giulia Weber

Regia di Ugo Chiti

Prevendita dal 14/01/08

Immagine spettacolo
Immagine spettacoloCoinvolgente ed imprevedibile, colta ed esilarante, la pièce di Edoardo Erba è un piccolo gioiello di intelligenza e di abilità teatrale che, usando lo stile della commedia piccante cinquecentesca, fotografa il rapporto tra i sessi in modo attuale ed incisivo, disegnando caratteri puntigliosamente costruiti.
Annibale Guenzi, tipografo fiorentino del ‘500, stampa libri che nessuno compra. Con una buona raccomandazione potrebbe diventare tipografo di corte e imprimere gride e statuti, unico modo per avere lo “stipendio fisso”, l’unica salvezza sarebbe diventare tipografo di corte, a quei tempi visto come l’odierno impiego in Comune. Ma, oggi come ieri e in barba ai secoli, le cose non cambiano: senza raccomandazione non si va da nessuna parte.
L’aiutino potrebbe concederlo il Visconte Morello, rinascimentale propugnatore del do ut des.
Il Morello, famigerato “gallo” della zona con la perversione dei piaceri del corpo da...tergo, altri non è che un antenato dei nostri scambisti: in cambio della raccomandazione vuole un appuntamento al buio con Bianca, la moglie del Guenzi. Sta a lui convincerla.

Il tipografo accetta la proposta indecente e inizia a tessere la tela, finchè ci mette lo zampino la suocera moribonda. Bianca corre al capezzale della madre e per Annibale si mette male: il Visconte Morello arriverà quella sera stessa per riscuotere il pegno. Come fare? La risposta è Margarita, la servetta lombarda appena assunta che Annibale pensa bene di spacciare per la moglie. Margarita è un po’ rozza ma sveglia e capisce subito le intenzioni del padrone. La parentela “magica” con la madre (la strega del paese) l’aiuta a mettersi in salvo dalle manovre di Annibale e di quelle ben più pericolose dell’appropinquante Visconte Morello. Tra frizzi e lazzi, equivoci e risate, si arriva all’happy end.

Commedia di caratteri gioiosa e incalzante, Margarita e il gallo è un eccezionale specchio della società di allora, così lontana nei secoli eppure così simile alla nostra per modus vivendi. Di straordinaria attualità, la commedia di Edoardo Erba risuona dell’elegante e aulica lingua del tempo e la regia di Ugo Chiti (sceneggiatore di “Manuale d’amore” e de “Il barbiere di Rio”) è snella e lineare.


ARLECCHINO / DON GIOVANNI
Venerdì 1 Febbraio 2008, ore 21.00
prima ricostruzione del canovaccio “Le Festin de Pierre”
di “Dominique” Biancolelli

Personaggi ed interpreti:
Arlecchino : Michele Modesto Casarin
Evira, Abbondanza,  Doña Aña, Diavolessa: Manuela Massimi
Don Pedro, Capitan Ottavio, Pulcinella, Appestato, Sicario: Federico Scridel
Re sole, Don Giovanni: Roberto Serpi


Maschere di Stefano Perocco di Meduna
Musiche originali di Michele Moi

Drammaturgia e Regia di Roberto Cuppone e Michele Modesto Casarin

Prevendita dal 28/01/08

Immagine spettacolo
Immagine spettacoloLa storia di Don Giovanni, forse la più bella e famosa di tutto il teatro, deve questa straordinaria popolarità ai comici dell’arte italiani che per due secoli ne fecero in tutta Europa un cavallo di battaglia: fra tutte, la versione di maggior successo fu Le Festin de Pierre (Il Convitato di Pietra) di Domenico “Dominique” Biancolelli, il più grande arlecchino secentesco, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1668, con tale successo che ebbe infinite repliche e riprese fino alla fine del Settecento.

“La ricostruzione che propongo – non a caso con la preziosa collaborazione di Michele Modesto Casarin, il più famoso arlecchino veneziano operante oggi in Italia – è naturalmente libera e ispirata a rimettere in scena tutta la godibilità del racconto e la spettacolarità dei lazzi: una girandola di maschere (sette) e dialetti (sei), di virtuosismi (quattro attori in dodici personaggi, ventinove cambi di costume) e di musicalità (cinque musiche originali, cantate dal vivo).
Ma nello stesso tempo credo che presenti alcuni motivi di interesse culturale. Per la prima volta si possono apprezzare in scena alcune invenzioni di Biancolelli (un arlecchino narratore di grande modernità, il naufragio, la favola del maialino) e in particolare la maschera che fu dell’attore italo-francese, in una esatta ricostruzione appositamente realizzata da uno dei più prestigiosi mascherari italiani, Stefano Perocco di Meduna. È anche una occasione di apprezzare il rapporto che ebbe Molière, e il suo Don Giovanni, con il mestiere dei comici italiani, in particolare nell’episodio del Povero e in alcuni monologhi di Don Giovanni. E infine di riscoprire il rapporto che possiamo ancora avere noi, spettatori mediatici e dimidiati, con queste antiche favole.”
Roberto Cuppone


LE INTELLETTUALI
Sabato 15 marzo 2008, ore 21.00
di Jean-Baptiste Poquelin Molière
Traduzione di Cesare Garboli

con Salvatore Caruso, Beatrice Ciampaglia, Arturo Cirillo, Michelangelo Dalisi,
Rosario Giglio, Luciano Saltarelli, Monica Piseddu, Antonella Romano, Sabrina Scuccimarra


Scene Massimo Bellando Randone
Costumi Gianluca Falaschi
Musica Francesco De Melis
Luci Andrea Narese
Assistente alla regia Pino Carbone
Regia di Arturo Cirillo

Prevendita dal 10/03/08

Immagine spettacolo
Le femmes savantes, debuttò a Parigi, al Palais Royal, l'11 marzo 1672; è il penultimo spettacolo di Molière, che morirà l'anno successivo recitando Le malade immaginaire. La composizione del testo si crede che sia avvenuta però qualche anno prima, il privilegio per la pubblicazione è del 1670.
La traduzione di Cesare Garboli, che qui si utilizza, fu commissionata per l'edizione del Teatro di Genova, andata in scena il 16 febbraio 1978 per la regia di Marco Sciaccaluga, e successivamente riutilizzata da Toni Bertorelli per una edizione del 1996 con la sua regia che debuttò al Teatro della Cometa di Roma.

“Lo spettacolo non è ambientato a Napoli, se fosse recitato in francese si potrebbe dire che è ambientato a Parigi. Se gli spettatori riscontreranno talvolta degli accenti napoletani questo dipende da altri motivi: dovendo fare una commedia che ha tra le sue tematiche quella del linguaggio e la sua parossistica degenerazione, e dovendo trovare un piano di realtà nell'oggi, mi sono riferito a realtà pacchiane a me, e ai miei attori, familiari.
Non credo nella lingua italiana come lingua del teatro, come lingua capace di portare l'attore ad una sua fisicità e di metterlo in rapporto con la sua "storia".
Lo spettacolo non sposa una tesi, o un partito, si cerca di stare dalla parte di tutti e contro tutti, perché grazie alla grandezza di Molière ogni personaggio ha le sue ragioni che convivono con una bella dose d'ipocrisia. I moventi sono nobili i fini ignobili.
Lo spettacolo ha come protagonista il teatro, è quindi finto ma dice delle verità, si sta recitando e si parla del mondo con i suoi poteri e le sue perversioni.
Lo spettacolo non è completamente nell'oggi o nell'allora del diciassettesimo secolo, è nel presente contraddittorio della rappresentazione. Do fiducia a Molière e credo che ci possa dire tante cose su di noi, le nostre famiglie, i nostri intellettuali, le nostre complicazioni sessuali, il nostro egoismo, pur restando se stesso.”

Arturo Cirillo


IL SERGENTE
Lunedì 7 Aprile 2008, ore 21.00
Tratto da “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern

con Marco Paolini e Marco Austeri

Luci di Monia Giannobile
Audio di Roberto Grassi
Progetto scenico di Andrea Violato

Regia di Marco Paolini

Prevendita dal 01/04/08

Immagine spettacolo
Immagine spettacoloIl Sergente, se anche questo è un uomo!

Ne “Il Sergente” Marco Paolini narra la disastrosa ritirata di Russia che l’esercito italiano dovette affrontare nella seconda Guerra Mondiale.
Lo spettacolo è direttamente ispirato a “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern, autobiografico libro che l’allora Sergente Rigoni scrisse durante la Campagna russa nell’inverno che unì il 1942 al 1943. Il racconto è ambientato esattamente in quel periodo.
L’attore segue quanto raccontato nel libro, limita le digressioni ed evita paralleli espliciti con l’attualità. Le emozioni annotate da Rigoni si intrecciano con quelle provate nel viaggio che Paolini stesso ha condotto, qualche anno fa, nei luoghi degli scontri, alla ricerca delle “facce da dispersi, degli scemi di guerra e contraddistinto della fatica di trovare un ritorno al senso delle cose”.

Ormai allo sbando e circondati dall’Armata Rossa, i personaggi del racconto, reali e non di fantasia, cercano di sopravvivere durante la ritirata, passando da un villaggio all’altro con alterne fortune. Li guida un giovane sergente, che diventerà poi lo scrittore del romanzo.
E proprio grazie alla sensibilità dell’autore, facciamo la conoscenza di esseri umani profondamente sconvolti dal conflitto, ma che mantengono fino in fondo la propria dignità: così il tenente Cenci, molto amico di Rigoni e generoso in battaglia; il caporalmaggiore Moreschi, sempre di buonumore nonostante tutto; Tourn, alpino piemontese che nasconde con allegria la paura; Lombardi, cupo e taciturno; il caporale Pintossi, calmo e flemmatico… piccoli grandi uomini che affrontano un’avventura spesso senza via d’uscita.

Nella prima parte dello spettacolo Paolini racconta la vita di trincea, ci porta dentro le piccole “tane” coperte di neve che ospitano i soldati e ci tratteggia i caratteri delle persone che, seppur in un contesto disumanizzante, cercano di mantenere la propria dignità.
La seconda parte, un po’ più breve, si snoda sulle tracce di un gruppo di soldati, agli ordini del Sergente Rigoni, smarrito nella gelida taiga russa “estranea e non misurabile”, con in tasca il gentile invito a ripiegare che cela un più tragico ordine di ritirata.

All’inizio dello spettacolo viene calata una mappa Euro-Asiatica utile a prendere confidenza con le coordinate geografiche che racchiudono la Campagna di Russia.
Un grande telo bianco, un po’ consunto ed ingrigito, copre tutto lo spazio scenico e consente a Paolini di camminare in mezzo alla neve, che in quella situazione non è bianca e pura, bensì grigia e sporca.
Il ticchettio di una macchina da scrivere (azionata da un servo di scena che assiste Paolini) che recupera il valore palingenetico della scrittura, anticorpo alla disumanità che aveva consentito a Rigoni di sopravvivere e di difendere i propri appunti durante la lunga guerra.
Lo stesso incessante ticchettio meccanico dei tasti si trasforma in colpi d’arma da fuoco quando lo scontro ha luogo ed è accompagnato da rapidi bagliori che si riflettono su tre grandi specchi sospesi alle spalle dell’attore.
Una sedia sopra al palco presta il fianco all’incedere della narrazione drammatizzata, ora assecondando la propria funzione, ora divenendo uno zaino talmente pesante “da segar le braccia”.
 


       

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Precedenti:
Teatro San Domenico di Crema - Prosa
Stagione di Prosa 2006/2007 – 02 Novembre, 2006

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