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 San Domenico Teatro Ragazzi


Teatro San Domenico Crema - Teatro Ragazzi
Teatro Ragazzi Stagione 2007/2008

LA SCATOLA DELLE EMOZIONI
Mercoledì 16 Gennaio 2008, ore 10.00
Da un’idea di Oreste Castagna e Silvia Barbieri

con Chiara Masseroli e Massimo Nicoli
Regia di Silvia Barbieri

TEATRO PROVA

3-8 anni – Durata 1 h - €5,00


Immagine spettacolo
Immagine spettacoloIn una stanza colorata, sospesa tra il quì e il là, abita il Custode: tra scaffali e ripiani conserva, archivia e sorveglia Scatole di ogni forma e colore, scrigni misteriosi e preziosi in cui sono racchiuse le emozioni dei bambini. E’ il soffio fatato di Vento Postino che ogni giorno pensa alla loro consegna, in questo posto sicuro e protetto.
Accanto al Custode c’è Cocca Filastrocca, un folletto spiritoso e imprevedibile che, al pari di un bambino vivace, si diverte nel parlare in rima e combinare guai.
Le scatole sono una vera attrazione per la curiosità di Cocca che chiede di conoscerne i segreti: scopre così che le gialle sono scatole della gioia, le grigie della tristezza, le rosse e ricciolute della rabbia, quelle viola dell’ansia, le arancio del coraggio, le smeraldine della curiosità…tante scatole, tanti colori, tante emozioni.
Alla magica formula “Apriti scrigno, mostra il tuo regno fammi conoscere la meraviglia…” la scatola si apre e l’emozione contenuta esce mostrando sempre nuove sorprese: un quadrifoglio, bolle di sapone, musica favolosa, grida e risate, mappe avventurose, creando sempre nuove atmosfere. Con le scatole delle emozioni Cocca gioca, balla, ha paura, diventa coraggiosa, ansiosa, curiosa.
Le scatole ridono, si illuminano, piangono, fanno i dispetti. Sono metafore dei comportamenti dei bambini: il Custode, come un paziente papà le conosce una ad una, le aggiusta, le dispone con attenzione sugli scaffali. Le sgrida e le rimprovera quando è necessario.
Il vero incanto sono le scatole Raccontamani: custodiscono le storie che grazie all’abilità delle mani del Custode vengono raccontate animando sculture di carta. Avventure di oggetti e animali per valorizzare l’esperienza delle emozioni, lanciando un ponte verso l’esplorazione del mondo interno dei bambini.
Ogni bambino potrà a sua volta, una volta tornato a casa, costruire la propria scatola, prendendo esempio da quelle conservate dal Custode e affidarle a Vento postino per essere conservate nella stanza del Custode.


LA PICCOLA FIAMMIFERAIA
Mercoledì 23 gennaio 2008, ore 9.00 e ore 11.00
di H.C. Andersen

con Alberto Branca, Claire Chevalier, Jean Marc Culiersi e Daniela D’Argenio

Testo di Marina Allegri
Musiche originali di Roberto Neulichedl
Scene di Maurizio Bercini e Donatello Galloni
Luci di Christian Peuckert
Regia di Maurizio Bercini

CA’ LUOGO D’ARTE

4-10 anni – durata 50’ - € 5,00
2 Gruppi, max 100 persone


Immagine spettacolo
Immagine spettacolo“La piccola fiammiferaia“ di Andersen non è un racconto semplice: come adulti lo sappiamo.
Ci costringe a confrontarci con temi come la povertà, l’amore negato, la morte, difficili persino da nominare. Crediamo invece che siano temi importanti, eticamente importanti e, i bambini ce lo insegnano, nemmeno così difficili da trattare.
Nei giochi dell’infanzia, così come in teatro, si muore e si ri-vive mille volte, la più terribile cattiveria lascia spazio in pochi secondi al più grande gesto d’amore, è bello ridere a crepapelle quanto piangere di commozione o di rabbia.
L’importante è che l’incredibile e meraviglioso gioco della finzione non venga ingabbiato dall’ipocrisia tutta adulta del “questo è meglio non dirlo!”.
Nel nostro spettacolo abbiamo scelto di affidare ad un’attrice, che simboleggia in maniera non dichiarata la bambina del racconto, questa leggerezza tipica dell’infanzia di affrontare col gioco qualsiasi tema, di non scandalizzarsi mai, di riconoscere la fame , la sete, il freddo, di rivendicare amore e di avere la capacità di cercare nell’immaginazione la fuga anche alla più terribile privazione.
Agli adulti dello spettacolo, gli altri tre attori, il compito di fare i conti con la realtà dei fatti, di misurarsi con una storia semplice, molto semplice…
Vorremmo che gli spettatori adulti guardassero i bambini guardare lo spettacolo, vorremmo che, più di altre volte, fosse un momento per riflettere su ciò che si vedrà riflesso in loro, vorremmo che assistere bambini e adulti alla spettacolo fosse, per entrambi, un modo di crescere nel dubbio e nella certezza…
Più che altre volte vorremmo che, l’andare a teatro, fosse per i bambini un momento di rapimento e di stupore e per gli adulti l’occasione di riflettere interrogandosi sui grandi temi dei diritti dell’infanzia.
Per sottolineare anche spazialmente la ricerca dello spettacolo sui due mondi degli adulti e dei bambini, abbiamo scelto di accogliere il pubblico in una sorta di locale notturno a misura bambino dove stanno per iniziare i festeggiamenti per l’ultimo giorno dell’anno.
In questa situazione “da grandi “ una splendida occasione viene offerta alla “piccola Claire”: quella di scegliere la storia da raccontare…
Senza indugi e con grande caparbietà lei proporrà e porterà ostinatamente alla fine la storia della piccola fiammiferaia, opponendosi decisa e serena ai dubbi degli adulti.
Utilizzando pochi e semplici oggetti ed una bambola uguale a lei, senza paura della tristezza, del freddo e della fine infelice racconterà ai bambini il segreto di una fiamma visionaria che per gli adulti è solo un piccolo fuoco che presto si spegnerà…


UNA BAMBINA E BASTA
Mercoledì 30 gennaio 2008, ore 10.00
Ispirato al romanzo di Lia Levi

Con Sara Martina Venosta e Gabriella Tanfoglio

Regia di Pietro Arrigoni

ARTEA TEATRO EUROPA

12- 19 anni – Durata 55’ - € 5,00


Immagine spettacolo
Frammenti della vita di una bambina ebrea durante gli anni della seconda guerra mondiale.
Il confronto con le persecuzioni contro gli ebrei, il rifugio in un convento cattolico e l'incontro con il Dio cristiano. Il rapporto con la madre e con la scuola. Piccoli quadri luminosi e levigati che si compongono a formare una storia, e si aprono in uno squarcio più ampio attraverso il quale entra prepotentemente la Storia. Lo sguardo limpido di una bambina che al di là di ogni distinzione religiosa e sociale è una bambina e basta.
Un romanzo autobiografico sullo sfondo della storia di ieri.
Il romanzo si inserisce nel filone di quella letteratura che contribuisce alla memoria storica attraverso la registrazione di esperienze personali, ma, a differenza di molte altre testimonianze, Una bambina e basta non assume mai toni tragici e angosciosi: la protagonista e i suoi familiari, pur duramente provati, escono indenni da tutte le situazioni pericolose e, d’altra parte, il “privato” dei personaggi, in cui non mancano momenti sereni ed episodi curiosi e perfino comici, serve a contrastare gli orrori dello scenario storico.

Impegno civile e problematiche adolescenziali.
Il romanzo offre l’occasione per approfondire la conoscenza del passato prossimo, attraverso una preziosa testimonianza diretta, e anche per riflettere sul problema, oggi più che mai attuale, del razzismo e dell’intolleranza.
Presenta le caratteristiche del romanzo di formazione: pur nella eccezionalità del momento in cui si trova a vivere, la protagonista attraversa i problemi tipici dell’adolescenza, dagli scontri in famiglia alle emozioni dei primi amori, e li affronta con ottimismo e ironia, senza cedere alla tentazione di compiacersi delle proprie malinconie, proponendo dunque ai giovani lettori un modello positivo con cui confrontarsi.

“…Mi sembrava che la bambina mi parlasse”. “Quando le attrici si sono nascoste sotto la lavagna credevo di sentire l’eco dei bombardamenti”. “Io mi sono commossa più volte”. “Mi dava l'impressione di sentire il sapore della minestra nella scodella smaltata”. “Profe! L’anno prossimo li invita di nuovo vero?…”

Sono queste le battute che, uscendo dal teatro, mi hanno rivolto gli studenti al termine della rappresentazione teatrale “Una bambina e basta”. Dal canto mio ho pensato: “Anche questa volta il Teatro ha compiuto la sua magia. Le barriere dello spazio e del tempo sono state abbattute. Quella bambina ha preso per mano i miei studenti e li ha portati dentro la sua shoah, in punta di piedi.”


LA LUNA NEL NIDO
Martedì 12 febbraio 2008, ore 10.00
di Marcello Chiarenza

con Raffella Meregalli

Musiche di Carlo Cialdo Capelli
Scene e Regia di Marcello Chiarenza

3-8 anni – durata 1 h - € 5,00
Immagine spettacoloÈ ormai quasi inverno, ma l’uovo è ancora un uovo:
“Che cosa c’è che non va?” chiede la mamma, “Sei timido? Hai paura?
O sei solo un po’ pigro?”
La mamma non ce la fa più ad aspettare, si sta facendo tardi
e l’uovo non può più starsene tutto solo nella grande foresta.

C’è l’aquila e anche il lupo!
E Raffaella…no, di Raffaella ci si può fidare, lei si prende cura di tutte
le piccole cose.
Vive nella foresta insieme all’orso Bruno, al pesce Linda,
al ragno Archimede e alla farfalla Polly.
Come se la caveranno i nostri amici?
Dopo tutto l’estate non è così lonatana…

Uno spettacolo ricco di magia e di sorprese.


VERGINE MADRE
Mercoledì 13 febbraio 2008, ore 10.00
Canti, commenti e racconti di un’anima in cerca di salvezza
Dalla Divina Commedia di Dante Alighieri

con Lucilla Giagnoni

Collaborazione ai testi Marta Pastorino
Musiche originali di Paolo Pizzimenti
Scene e luci di Lucio Diana e Massimo Violato

14-99 anni – Durata 1 H 30’ € 8,00


Immagine spettacolo
“Ad un certo punto la vernicetta patinata che ci ricopre, salta.
Si scrostano ad una ad una le certezze: lavoro, futuro, democrazia. Gente che diventa sempre più ricca. Poveri, tanti poveri. Ignoranza.
Esaurite tutte le considerazioni possibili, qualcuno ha anche manifestato apertamente, si è combattuto perché non fosse così. Ma così è stato. C’è la guerra, lo scannamento, il terrore e poi l’angoscia sottile e quotidiana. Si uccidono i bambini.
Qualcuno ricorda che in fondo la fine del mondo c’è già stata, per qualcuno invece sono i segni di un’apocalisse prossima ventura.
Forse non resta che pregare.

Sei canti della Divina Commedia, probabilmente i più noti. Sei tappe di un pellegrinaggio nel mezzo del cammin di nostra vita: Il viaggio (Il primo canto dell'inferno), La Donna (Francesca il V), l'Uomo (Ulisse, il XXVI), il Padre (Ugolino il XXXIII), la Bambina (Piccarda il III del Paradiso), la Madre (Vergine madre il XXXIII del paradiso).
E’ la Commedia Umana di Dante, una strada che si rivela costeggiata da figure “parentali”: Quello che si compone, guarda caso, è il disegno di una famiglia.

I canti non vengono spiegati, per quanto, ad essere sinceri, in gran parte siano incomprensibili all’ascolto. Ma sono anche parole incantatorie, quelle della Divina Commedia, parole taumaturgiche, rituali. Eternamente ripetute come le preghiere.
Dalla lettura dei canti scaturiscono storie.
Il lato oscuro di Ulisse, l'aspetto meraviglioso e terribile del padre, la santità dei bambini, la lussuria di tutte le donne, la grandezza della madre... un percorso ricco, sorprendente e, soprattutto, confortante. Come la preghiera.
A cantare e raccontare storie è una donna.
Perché più spesso sono le donne a pronunciare, senza mediazioni, il desiderio di pace. Sherazade si salva raccontando. E perché sicuramente l’anima ha una voce femminile.


PIERINO E IL LUPO DI PROKOFIEV
Venerdì 22 febbraio 2008, ore 10.00
Orchestra “H. Swarowsky”

Direttore M° Maurizio Tambara

10-18 anni – Durata 1h - € 5,00


Immagine spettacolo

L'orchestra Sinfonica "Swarowsky", e' stata fondata nel 1989 a Milano, per volontà del suo attuale Presidente.
L’esigenza di un nuovo modo di affrontare e proporre al pubblico l’immenso repertorio musicale, è stata fondamentale per la formazione dell’orchestra e a tale fine sono stati coinvolti professori e artisti provenienti da varie esperienze e di indiscussa professionalità
che, insieme a giovani di talento, hanno aderito con entusiasmo alla fondazione.
Tra le finalità e le caratteristiche dell’Orchestra Sinfonica “Hans Swarowsky” è da evidenziare la particolare attenzione all'analisi, all'interpretazione e al rispetto del testo musicale, in linea con quei principi che resero celebre la scuola di direzione del Maestro Hans Swarowsky.

L’Associazione “Orchestra Sinfonica Hans Swarowsky” è molto attiva anche nel campo didattico, infatti un altro suo fondamentale obiettivo è quello di divulgare la musica a tutti i livelli, soprattutto a quello giovanile. L'Orchestra è attiva presso le più importanti Fondazioni ed Associazioni musicali e culturali sia italiane che estere.
Presidente è il M° Maurizio Tambara, la direzione artistica e musicale è affidata al M° Maurizio Dones.


IL RE MORTO DI FAME
Martedì 26 febbraio 2008, ore 10.00
Liberamente ispirato alla fiaba popolare Sperso per il mondo 
tratta da Fiabe italiane di Italo Calvino

con Cristina Bartolini e Massimo Madrigali
Drammaturgia di Cristina Bartolini
Scene e costumi di Vittorio Marangoni
Regia di Sergio Galassi

TEATRO EVENTO

8-12 anni – Durata 55’ € 5,00


Immagine spettacolo

Immagine spettacolo
Immagine spettacolo ...le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, (...) una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi del destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sè un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano... (Italo Calvino)

Il re morto di fame si inserisce in un percorso sulla rappresentazione dell'Adolescenza nell'immaginario letterario, cercando di confermare come, anche nel campo dello spettacolo per ragazzi e per giovani, la tradizione e l'innovazione, possano essere un efficace veicolo di scambio tra: la difesa, la scoperta delle radici della nostra identità ed il presente che ci circonda.
Toni (poco più che un ragazzo, un morto di fame), lascia la madre vedova per cercare fortuna altrove, sperso per il mondo. Come tutti gli eroi dei racconti popolari, armato solo delle sue braccia e delle migliori intenzioni, intraprende un lungo viaggio alla ricerca di un posto dove vivere del proprio lavoro. Farà ogni sorta di mestiere e, dopo alterne vicende, diventerà grazie all'aiuto di un bue magico, di un sole dormiglione e al suo profondo amore per la terra e per la natura, persino Re.

Lo spettacolo vede in scena due attori che, con l'ausilio di pochi oggetti essenziali inseriti, per contrasto, in una ambientazione continuamente mutevole e sempre di grande impatto visivo, parlano all'immaginazione e al cuore dello spettatore. I temi forti che caratterizzano questo racconto popolare sono: la solitudine del protagonista di fronte al mondo pieno di insidie; lo scenario di povertà e di fatica che ha contraddistinto l'economia della società italiana fino a pochi anni fa, quando ancora le radici agricole si individuavano negli usi, nelle abitudini e nella cultura della gente comune; l'idea del viaggio, dell'andarsene, come un male necessario per sopravvivere, allo stesso modo in cui se ne andarono tanti italiani nel secolo scorso, e come capita ora a tanti uomini e donne del Terzo e Quarto Mondo che, spersi nel nostro, tentano una via di sopravvivenza.


DON QUISCIOTTE
Venerdì 29 febbraio 2008, ore 10.00
con:
Chiara Gasparini nel ruolo di Mercedes/Dulcinea
Maria Cristina Cassamali nel ruolo di Kitri
e i Ballerini e gli artisti della Compagnia di Balletto “Artedanza ‘95
Musica di Ludwing Minkus
Maestro danza spagnola William Edward Saville
Costumi Maria Cristina Cassamali
Coreografia e regia di Stefanio Gitti da Petipa e Gorski

10-18 anni – Durata 2 h € 5,00



Immagine spettacolo
Immagine spettacoloQuella tra El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha e la danza è una relazione antica: la prima versione di una coreografia ispirata al celebre romanzo risale infatti al 1740 ad opera di Franz Hilverding a Vienna.
Alla quale seguirono, anche a distanza di pochi anni, numerose altre realizzazioni. Ma sebbene non sia tratti né del primo né dell’ultimo balletto ispirato al capolavoro di Miguel de Cervantes è la versione nata sul libretto di Marius Petipa nel 1869 quella attraverso cui il visionario cavaliere errante entrò stabilmente nel numero dei più noti titoli di balletto.
All’apice della sua carriera, Petipa ricevette dalla direzione dei Teatri Imperiali l’incarico di creare una nuova coreografia per il balletto del Bols?oij e, ricavando da un episodio del Don Chisciotte, imperniò l’intera vicenda sull’amore tra Kitri (Quiteria nel romanzo) e il barbiere Basilio, contrastato dal padre della donna che vorrebbe sposare la figlia al ricco Gamache. Con un inganno i due innamorati riusciranno a ottenere la benedizione paterna.
Per il suo balletto Petipa immaginò una Spagna popolata di individui gioiosi e solari, e vivacizzò la coreografia, interpolandovi alcuni episodi di carattere comico ed inserendovi numerose danze di carattere dal sapore spagnoleggiante. Questa versione ballettistica del Don Chisciotte, lontanissima dalle complessità del romanzo e dalla tragicità del protagonista di Cervantes, qui ridotto quasi a un comprimario, divenne dunque una storia di gente comune impegnata nella ricerca di una felicità quotidiana.
La musica di Ludwig Minkus, all’epoca compositore ufficiale dei balletti del Teatro Bolshoi dal 1864 è strettamente funzionale alle esigenze della coreografia, e quindi difficilmente valutabile in maniera autonoma, ma essa risulta indubbiamente efficace, visto che il pubblico continua a dimostrare la propria approvazione nei confronti di questa opera.
Dopo la prima versione, presentata a Mosca nel 1869, la coreografia di Petipa fu più volte ripresa, spesso con importanti modifiche, le prime delle quali apportate dallo stesso Petipa che, in occasione della ripresa del balletto nel 1871 a San Pietroburgo - dove il pubblico coltivava gusti più raffinati di quello moscovita - volle rendere più elegante il libretto eliminando le scene comiche e smorzando gli aspetti troppo folcloristici delle danze spagnole. Dopo essere divenuto uno dei massimi successi delle compagnie di danza russe, il Don Chisciotte approdò nel 1924 a Londra dove la compagnia di Victor Dandré e Anna Pavlova incorse in un singolare inconveniente: secondo l’uso comune infatti si era procurato un cavallo da far montare a Don Chisciotte ma, poiché l’animale appariva eccessivamente robusto per “interpretare” efficacemente Ronzinante, venne truccato in maniera da “snellirlo”. Un accorgimento efficace visto che le autorità inglesi ritennero doveroso verificare se l’animale fosse malnutrito.


NORMALI PER FORZA
Sabato 8 marzo 2008, ore 10.00
Due atti di Cesare Ferri

con Emanuela Soffiantini, Chiara Tambani, Lorenzo Sperzaga, Morena Mazzini e Ivano Zimbelli.

Scenografi di Francesco Fassone
Costumi di Emanuela Soffiantini
Regia di Luciano Sperzaga

14-99 anni – Durata 1 H 30’ € 8,00


Immagine spettacolo
Immagine spettacoloChe cos'è la pazzia? O meglio, che cos'è la normalità? Qual è la sottile linea di confine che separa gli individui normali dai pazzi? Che cosa spinge gli individui alla pazzia? Certamente non sono concetti facili da definire, anche se, intuitivamente, ognuno pensa di poterne dare un'interpretazione chiara. Ma questa “intuizione” corrisponde poi alla verità? Oppure è un insieme di preconcetti e di pregiudizi che vengono accettati passivamente come un dogma?

“Il collezionista, figura centrale della pièce, si ridisegna un mondo fantastico – tanto da considerare una discarica una sua collezione di oggetti usati – al cui riparo riesce a mantenere vive la proprie forze creatrici, altrimenti represse dai codici comportamentali. Ma ci penserà la società, nella figura di dottori e infermieri, a distruggergli anche quest'ultima via di fuga nell’irrealtà” (dall’introduzione)


LO SCAVO, VIAGGIO AL CENTRO DEL TEATRO.
Storie del sottosuolo
Lunedì 10 marzo 2008, ore 10.00
con Oberdan Cesanelli, Piero Massimo Macchini.

Testo di Marco Renzi
Musiche di Luciano Monceri
Scenografia e Regia di Paolo De Santi

TEATRI COMUNICANTI

6-12 anni – Durata 1 H € 5,00
Un grande cumulo, un cantiere a cielo aperto; bidoni, strumenti, corde, elmetti, pale, secchi, terra, tanta terra, estratta da una buca che domina la scena. Due esploratori scandagliano il sottosuolo alla ricerca di qualche cosa di sensazionale rilevato dai loro strumenti di superficie, qualche cosa di cui ignorano le dimensioni e la fattezza, qualche cosa che mai nessuno ha misurato prima di allora.
E’ certamente una presenza viva, ma si tratta di una vitalità anomala, diffusa e stranamente immobile. E’ sotto di loro, a circa 20\25 metri. Come respira, come si nutre, che abitudini ha,è ostile, è brutto, è bello, è simpatico, che cos’è? Il Centro Ricerche per il quale lavorano non può essere avvertito, il rischio che si tratti di un eco riflesso o di un falso segnale è tra le possibilità e in tal caso la figuraccia sarebbe veramente grande. Da quattro mesi studiano e scavano, il Centro attende dati certi e non ipotesi fantasiose. Non hanno altra scelta che verificare nella realtà le loro intuizioni e soprattutto le loro misurazioni, la posta in gioco è enorme, potrebbe essere la scoperta scientifica più importante del secolo. Scavano allora, scavano con tenacia e coraggio e alla fine…
Alla fine i loro calcoli risulteranno esatti, la tana che avevano localizzato effettivamente esiste, è piena come un uovo, piena di esseri vivi e stranamente immobili, seduti uno vicino all’altro, attenti ma non il letargo.
Il teatro stesso è il nido, il pubblico la vitalità che lo riempie e che veniva nitidamente rilevata, mentre l’azione di avvicinamento viene seguita in video, dal fondo sala, senza che nessuno se lo aspetti, entra nel teatro l’esploratore. Lo stupore è tanto, la sorpresa enorme, l’effetto buffo e coinvolgente. Dalla superficie arriva l’ordine di essere cauti, di percepire eventuali reazioni ostili e soprattutto di cercare un contatto con la nuova specie, possibilmente in fretta: i genitori saranno sicuramente in giro a procurarsi del cibo, potrebbero tornare da un momento all’altro e a giudicare dal numero dei figli, le loro dimensioni dovrebbero essere enormi. Il nido però non è ostile, risponde e sembra socievole.
Si decide allora di osare prelevando due esemplari da portare in superficie, l’azione è estremamente delicata, si teme una reazione da parte degli altri, ma bisogna tentare, il Centro Ricerche resterà ammutolito di fronte a prove come quelle. I due esemplari vengono individuati, prelevati e portati via dal nido facendoli uscire dal fondo sala. Quelli che seguono sono attimi di forte tensione e incertezza ma alla fine, dalla sommità del cumulo sul palco, ecco uscire i due esemplari e l’intrepido esploratore. Una delle più audaci imprese scientifiche del secolo è stata portata a termine ed ora non resta che dare al mondo intero la notizia. I due esemplari vengono misurati, pesati, fotografati, ripresi in video ed anche intervistati. In un divertente ed esilarante crescendo verrà chiesto loro di raccontare la vita nel nido (città), di descrivere gli enormi genitori (famiglia) e le abitudini della vita a quelle profondità (società). Sarà l’allarme di un rilevatore a porre fine alla buffa intervista: degli esseri in avvicinamento al nido vengono localizzati, potrebbero essere i genitori, bisogna decidere il da farsi. La sorte dei due esemplari viene rimessa nelle loro stesse mani, vogliono tornare al nido insieme agli altri o seguire gli esploratori nel loro mondo? Comunque sia sarà una festa.


LA GABBIANELLA E IL GATTO
Martedì 18 marzo 2008, ore 10.00
scritto da Luis Sepúlveda

con Cristiana Voglino, Andrea Castellini, Pietro Del Vecchio

Riduzione teatrale di Renzo Sicco e Gisella Bein
Illustrazioni su sabbia di Licio Esposito
Musiche composte ed eseguite da Matteo Curallo
Luci e fonica di Paolo Sicco
Scenografie di Francesco Iannello - Ovodesign
Regia di Renzo Sicco


5-10 anni – Durata 1 H € 5,00
“Kengah, una gabbiana avvelenata da una macchia di petrolio, in un ultimo gesto affida il suo uovo ad un gatto grande e grosso di nome Zorba, strappandogli tre promesse: di non mangiarlo, di averne cura finché non si schiuderà e di insegnare a volare al nascituro…2

Luis Sepúlveda - attraverso una storia metafora – racconta con semplicità dell’uomo contemporaneo che, facendo male alla natura, finisce per far male a se stesso. Un uomo che sembra aver dimenticato gli obblighi e le attenzioni del vivere collettivo. Lo racconta mescolando poesia, denuncia, riflessione.

Così un gatto d’onore inizia un’avventura lunga quanto un libro, insieme a compagni coraggiosi, scimpanzé nevrotici, ed un’impaurita gabbianella. Luis Sepúlveda, con la dolcezza di una favola, parla all’uomo, grande o piccolo che sia, rammentandogli i doveri verso la natura, ma anche verso se stesso.
In scena la componente essenziale è una ricerca linguistica fatta di immagine e parola, disegno e voce, insieme a musiche che si confondono, sino a fondersi, con il racconto.
Necessario ascoltare e guardare, lasciarsi sorprendere dal gioco in cui i gatti prendono vita attraverso una istrionica Cristiana Voglino, capace di modulare la propria voce…e di parlare attraverso una gestualità travolgente. Ora melliflua e schizzinosa come Segretario, ora dolce ed impacciata, ma tremendamente fiera, come Zorba, ora acuta e curiosa come la piccola gabbianella, a ogni personaggio un accento, un carattere particolare, che conduce dritti dritti tra gli sviluppi del racconto.
Dietro a lei la sabbia incisa dalle abili dita di Licio Esposito dà forma alle parole, le segue, le anima rendendole concrete. Intorno ad un tavolo-uovo, disegnato dal designer Francesco Iannello, si muove con passo felino il gatto che invita a tuffarsi in una storia tonda, gustosa come il miglior cioccolato, capace di catturare grandi e piccini attraverso il divertimento e la sincera emozione.
La musica come ponte, ad unire i tanti ingredienti, quasi a scivolarci dentro, per trascinare in un viaggio magico. Allo spettatore non resta che partecipare al gioco, ridendo insieme a chi racconta, lasciandosi travolgere da gatti giocherelloni, e provare a volare.
Tutto questo, ovvio, solo per chi osa farlo!
 


       

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Precedenti:
Teatro San Domenico Crema - Teatro Ragazzi
Teatro Ragazzi Stagione 2006/2007 – 02 Novembre, 2006

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